Piero Ferrero, psicologo psicoterapeuta

un patrimonio di pensiero da condividere

Le mie pubblicazioni sono rivolte a quelle persone che desiderano acquisire nozioni sul funzionamento della mente umana, senza accedere a una psicoterapia o a corsi specialistici, ma per comprendere che al di là del dato storico e fenomenico si muove un mondo di cui avvertiamo la presenza, ma che a volte temiamo di conoscere più da vicino: il nostro mondo inconscio.
Per conoscere un po' di più noi stessi e l'altro accanto al quale ci muoviamo ogni giorno.

Sono disponibili oltre 60 articoli su temi riguardanti l’interiorità, la famiglia, la relazione d’aiuto e le problematiche sociali, di cui trovi i titoli e gli abstract al fondo di questa pagine.  Inoltre, quindici di questi scritti che riguardano in particolare l’interiorità, la vita personale e la famiglia sono stati raccolti in un libro,  “La verità nascosta”, recentemente pubblicato dalle Edizioni Erickson.

Se sei interessato a ricevere informazioni o una copia del libro "La verità nascosta", oppure di un articolo, puoi rivolgerti tramite l'apposito form di contatto all'Associazione gli Amici, che ne cura la diffusione. E' nostra consuetudine inviare gratuitamente come primo articolo "L'ascolto", in copia cartacea o per mail. Il secondo scritto e quelli successivi, sono inviati in copia cartacea per posta all'indirizzo del richiedente.

 

 

Le tematiche

L’interiorità In famiglia La relazione di aiuto Problematiche sociali

Cerchiamo di scoprire un po’ noi stessi. Relazioni complesse fra regole e cuore, ruoli che cambiano, processi emancipativi,… Aiutare è un’arte, ricca di grandi soddisfazioni, ma talora portatrice di ripensamenti. Uno sguardo su un mondo sempre più complesso dove talora è difficile orientarsi.

  • Il senso del male nella vita dell’uomo Richiedi l'articolo

    Perché il male nella vita dell'uomo? Dopo un breve excursus storico sulle risposte del pensiero cristiano, in questo articolo ci si sposta alle interpretazioni della psicologia, per arrivare infine ad una tripartizione del male connotato in modo specifico: 1) il male che proviene dall'esterno contro l'uomo; 2) il male che proviene dall'uomo contro l'altro uomo; 3) il male che proviene dall'interno dell'uomo stesso. E' su questa forma di male che si concentra l'attenzione in questo scritto, proprio perché insito nella mente umana stessa.
    Di fronte al male si può avere un atteggiamento di passività che porta a soccombere, oppure un atteggiamento attivo che porta a comprendere le origini del male stesso, uscendo dalla sterile dicotomia bene/male e individuando le vie che permettano di utilizzare le stesse energie negative per costruire nuovi impianti di vita.

  • Il senso del bene nella vita dell’uomo Richiedi l'articolo

    Sotto il manto del bene possono nascondersi equivoci, travisamenti e talvolta anche inganni.
    E' importante distinguere il bene reale dal bene rappresentato, cioè il bene considerato in sé dal bene nel significato che assume per ciascuno. Infatti il bene si connota in modo relativo perché dipende dalla relazione con l'altro: ad ogni istante può spezzarsi o ricostruirsi.
    Quindi, riconoscendo il bene come quotidiana ricerca di mantenere la tensione relazionale con se stessi e con l'altro, si può continuare a sviluppare una circolarità di vita.

  • Il risarcimento Richiedi l'articolo

    La mente è dotata di una grande memoria affettiva.
    Possiamo facilmente dimenticare l'evento storico; non le emozioni, positive o negative, che lo hanno accompagnato.
    Qui percorreremo la strada di una bambina che, diventata donna, nel corso della sua analisi, ha riprodotto le angosce di un'infanzia con due genitori etilisti.
    La pace dell'anima, la riconciliazione con i genitori, vengono ristabilite quando, attraverso un lungo e paziente lavoro con il terapeuta, si giunge a un'azione risarcitoria.

  • Il tempo e la mente Richiedi l'articolo

    Viene qui considerato il significato del tempo.
    Nel caso dello psicotico, la successione temporale degli eventi è fonte di angoscia, la comunicazione segnata dalla fretta viene mal tollerata, mentre il processo di recupero avviene molto lentamente.
    E nella nostra quotidianità? Continuamente spinti da ritmi di vita incalzanti, imponiamo alla mente tempi che non le sono propri.
    Tutto questo porta all'insorgere di ansia e conflitti.
    Concedersi il tempo per sentirsi, per riflettere, ascoltando con fiducia la propria mente, non è perdere tempo ma guadagnarlo.

  • La relazione come nutrimento Richiedi l'articolo

    La relazione con l'altro rappresenta la fonte principale di nutrimento per la nostra mente.
    Il cibo: la parola, il gesto, l'affetto.
    Una buona relazione ci arricchisce, ci fa stare bene, ci dà sicurezza, è fonte di altre buone relazioni.
    Una cattiva relazione ci impoverisce, genera conflitti, depressione.
    La relazione con l'altro ci permette di scoprire potenzialità in noi che forse non conoscevamo.

  • L’ascolto Richiedi l'articolo

    L'ascolto ha bisogno di silenzio.
    Prima, il vuoto, dentro di noi.
    Perché ascoltare è contenere colui che ci parla, è mettere dentro di noi le sue ansie, le sue paure, le sue emozioni, talora dilaganti, in cerca di un porto sicuro che le riceva e le custodisca.
    Per questo occorre che ci sia un contenitore sufficientemente capace all'interno di noi, silente e osservante.
    Ma, per ascoltare l'altro, è essenziale che, prima, abbia imparato ad ascoltare me.
    Ad ascoltare le mie fragilità, le mie paure, per poter meglio comprendere le sue.
    L'ascoltare, pertanto, non è esito di una relazione a due, bensì di una relazione a tre: io, me e l'altro.

  • L’evoluzione del giovane paziente psicotico: dalla guarigione ai problemi di personalità Richiedi l'articolo

    Vent'anni. Un ragazzo si ritira dalla vita, non percepisce l' ambiente che lo circonda sufficientemente sicuro, ha paura, tanta paura. La mente gli costruisce un mondo non vero, ma meno terrorizzante e là lui si rifugia, innalza difese, non ne vuole più uscire. Lo psicoterapeuta gli si avvicina, lo incontra e, grazie a molta pazienza, nasce una relazione finalmente fidabile. Intorno a loro, altri attenti operatori e i famigliari. A poco a poco quel cuore gelato si scalda: sì, è possibile tornare nel mondo. Un mondo che fa ancora tanta paura: quel giovane tenta allora progetti irrealizzabili, non possibili, pur di continuare a evitare il confronto con la realtà. Ancora lo psicoterapeuta riesce a diminuire la distanza, a entrare nella fortezza: contiene la paura e la rabbia, si fa carico della resistenza al cambiamento. Quel ragazzo dice fra sé: "la realtà è là, la vedo, mi vedo e piango. Piango per il dolore da affrontare, ma non scappo". Attraverso quella relazione ritorna la fiducia, la possibilità di amare e si acquieta la paura di vivere.

  • Il terapeuta: un professionista … una persona Richiedi l'articolo

    In questo articolo l'Autore riflette sul suo lavoro di psicoterapeuta e risponde alle domande fondamentali che riguardano se stesso, come uomo e come professionista, i pazienti e i loro famigliari.
    "Cosa significa essere tera¬peuta dell' uomo, della sua mente, della sua vita stessa?", "cosa si aspettano da me, terapeuta?", "di che cosa hanno bisogno i pazienti ?" "che cosa ho e posso fare che lui, che lei non ha e io possiedo?". Ma anche "cosa lui o lei possiedono che io non ho ?"
    La conoscenza scientifica del funzionamento della mente umana e delle tecniche di trattamento è "importante, ma non essenziale". Ciò che anzitutto chiede la persona che soffre è una "partecipazione empatica". Chi chiede aiuto cerca un testimone che partecipi emotivamente alle sue paure, all'angoscia, al panico, che gli hanno fatto perdere il governo della sua vita.
    Ma questo ancora non basta. Il paziente ha anche bisogno di una guida sicura: di una persona fidabile che sappia stargli vicino, alla "giusta distanza", per aiutarlo a ritrovare se stesso e a imparare a governare quelle pulsioni ed emozioni che anche il terapeuta, come ogni uomo, prova.
    Infine l'Autore confida la sua gratitudine verso i suoi pazienti: per quanto gli hanno consentito di conoscere tanto, di sé e della mente umana.

  • La famiglia e il trattamento degli stati psicotici Richiedi l'articolo

    Un soggetto psicotico rappresenta la parte fragile di un sistema famigliare. E' l'effetto e al tempo stesso la causa del malessere dell'ambiente in cui vive.
    L'equipe operante si pone come sistema sano che si lascia pervadere, non invadere, creando quella sintonia emotiva che riesce a trasmettere prima alla famiglia e poi dalla famiglia al figlio-paziente.
    Inizierà allora il vero e proprio lavoro mentale di riportare la rappresentazione più aderente al pensiero comune, conducendo il paziente, e chi vive intorno a lui, verso il mondo reale.

  • Vent’anni accanto al mondo della psicosi Richiedi l'articolo

    Un percorso lungo vent'anni in cui l'Autore parla dell'arte di aiutare colui (il paziente) che insegna al medico dell'anima (lo psicoterapeuta).
    Sono analizzati ed approfonditi questi temi: che cosa più gli hanno insegnato i suoi pazienti, l'idea che si è costruito della dissociazione mentale, il rischio di entrare a poco a poco nell'atmosfera psicotica, l'interruzione dei trattamenti da parte degli operatori, l'abbandono da parte degli stessi.
    A questo punto ci si domanda: quale realtà di uomo possiamo offrire oggi a un paziente che si riavvicina al mondo reale?
    Un mondo in cui l'uomo cerca di riprendere contatto con se stesso e di circoscrivere spazi che diventano troppo grandi e tempi troppo veloci.
    Un uomo che riacquisisca il piacere del semplice e dell'autentico, che ritorni a dare valore al conoscere e al sapere, così da riappropriarsi del suo reale potere di governare la vita.

  • Quarant’anni di professione Richiedi l'articolo

    Uno psicoterapeuta, dopo quarant'anni di professione, si interroga sull'uomo e sul significato della sofferenza dell'anima.
    Questi i temi della conversazione tenuta alla presenza di pazienti e amici:
    la paura
    una società senza padre
    il rifugio nell'apparire
    la velocizzazione dei ritmi vitali
    l'uomo vuole veramente guarire?
    Il bisogno del divino
    una società depressa
    la relazione d'aiuto
    Lo psicoterapeuta è interprete di conoscenze e al tempo stesso veicolo della propria energia vitale.

  • Oltre la crisi, l’uomo Richiedi l'articolo

    2008: anno della grave crisi finanziaria che ha investito il mondo intero.
    La maturazione di un individuo, così come la crescita di un sistema sociale, si deve all'integrazione di principio di piacere e principio di realtà. Se si assimila la Finanza al principio di piacere e l'Economia al principio di realtà e se si pensa al processo di scissione prodottosi fra queste due aree, non sarà così difficile comprendere il motivo conduttore di un fenomeno (la crisi) che ha così profondamente destabilizzato il mondo intero.
    Dietro questi accadimenti sta, come hanno segnalato importanti studiosi, ancora una volta, la mente dell'uomo.

  • La psicoterapia, oggi Richiedi l'articolo

    Terapeuta e paziente costituiscono due mondi che si incontrano, due storie che si incrociano.
    Vengono esaminate in questo articolo la personalità del terapeuta, quella del paziente e la relazione che si costruisce fra loro.
    Il terapeuta porta nella relazione di aiuto la sua persona e la sua storia di vita, mentre accompagna il paziente nella non facile esplorazione del proprio mondo inconscio.
    Il paziente a sua volta, con i suoi disturbi, è persona che si accosta alla relazione di aiuto con una sua storia, una sua cultura, suoi ideali.
    Il vero obiettivo della cura sta nel percorso stesso, nel come lo si conduce, nel superare, momento per momento, gli ostacoli che lo costellano, i momenti di disillusione così come i momenti di successo.
    L'Autore ha la convinzione che la mente umana sia costruita per essere libera.
    I cambiamenti della mente sono graduali, richiedono tempi lunghi; ma proprio nel conflitto stesso si annida quell'energia che, liberata dai lacci della malattia, potrà fornire la spinta per la crescita personale e per l'espressione della creatività.

  • Eutanasia: una rilettura Richiedi l'articolo

    Quando si cerca di dare risposta al complesso problema dell'Eutanasia, assistiamo sovente a prese di posizioni antitetiche.
    Obiettivo di questo scritto è quello di affrontare tale tematica da un'altra prospettiva, suggerendo una possibile soluzione alla luce della 'relazione di vita'.
    L'esistenza o meno di questa relazione, costituisce il parametro utile ad assumere la decisione per il mantenimento in vita di una persona in stato di coma irreversibile.

  • Ama il prossimo Tuo, come te stesso Richiedi l'articolo

    Non sfuggirà al lettore quel "come te stesso" scritto con diverso carattere.
    Non sinonimo di egoismo, ma di reale amore.
    Osserva te stesso, apprendi chi realmente sei, di che cosa sei capace, dove puoi arrivare, quali sono i tuoi bisogni, quali sono le tue risorse, quali sono le tue potenzialità. Serviti di tutto ciò come di un dono che ti è stato messo a disposizione per te stesso e per gli altri.
    Abbiamo così modo di scoprire che cosa significhi "amare" in una relazione che porti le caratteristiche dell'autentico e del concreto.

  • Consapevolezza, un processo di relazione Richiedi l'articolo

    La consapevolezza sottende sempre un processo di relazione, un risultato che si raggiunge attraverso uno sviluppo armonico sia della propria interiorità che del modo di rapportarsi con gli altri e con l'ambiente. Relazione, dialogo di due mondi, quello del terapeuta e quello del paziente, governato dall'empatia e dalla disponibilità ad accogliere i sentimenti e le emozioni dell'altro. L'ascoltare, il recepire l'altro entro di sé, produce un processo di crescita che diventa arricchimento anche per la persona che aiuta.

  • I segnali del disagio Richiedi l'articolo

    Disagio, definito nell'articolo come stato di malessere del figlio/a, di fatica di vivere, nella vita famigliare, come in quella scolastica e sociale.
    Una stato che emerge dal comportamento che chiede di essere letto, capito, ma calato in un contesto più ampio, coinvolgente l'intero nucleo famigliare e l'ambiente di vita.
    Vengono messi in evidenza i sintomi più frequenti del disagio: un cattivo rapporto con il cibo, le difficoltà relative al sonno, l'isolamento, l'insicurezza, il timore nel confrontarsi con gli altri.
    Di qui la necessità di leggere i segnali del disagio come sintomo, ancor più che come mali in sé, rileggendo quindi i vissuti in una cornice più ampia, per capire le cause della sofferenza.

  • Verità o ricerca della verità? Richiedi l'articolo

    Vero è il mondo sconosciuto di sé. La parete dell' iceberg più estesa e profonda, ma sommersa e che quindi incute paura. Conoscere questo libera dalla paura, dall'angoscia.
    Ma la verità non è mai assoluta: quello che conta è il cammino percorso per raggiungerla.
    Un cammino di solitudine in cui chi lo percorre trova nutrimento nell' emozione di scoprire corrispondenza tra la parte nascosta (ora conosciuta) e la parte visibile ( ora vera).

  • L’utopia, l’ideale, la realtà Richiedi l'articolo

    Questo articolo affronta il mal-essere che, a partire dall'individuo e dalla famiglia, si estende alle istituzioni sociali e nazionali. Ci si chiede perché, pur in assenza di conflitti armati, questi sistemi siano così tanto lacerati da guerre di pensiero, di relazioni fra persone, di fiducia nell'uomo.
    Viene quindi analizzato il bisogno vitale di sicurezza che è radicato in ogni essere vivente, uomo compreso. Tale bisogno genera quella dicotomia buono/cattivo che, attraverso il meccanismo psicologico della proiezione della parte negativa sugli altri, è causa di tanti conflitti. L'utopia altro non è che un tentativo di fuga da questo conflitto, diventato insostenibile, verso una visione irreale di un mondo assolutamente buono.
    Al contrario, l'ideale può costituire l'elemento di unione e transizione fra il bisogno di sicurezza e la realtà contingente e offrirci quella mediazione costante, paziente che dà senso al reale.

  • L’uomo, oggi Richiedi l'articolo

    Sotto le apparenze dell'efficientismo, della produttività, del profitto, sempre più si avverte una sensazione di vuoto.
    Cosa si attende l'uomo, oggi, dall'uomo di Dio; cosa si attende dal medico dell'anima, per colmare quel vuoto?
    Dall'interprete di Dio si attende che spenda il proprio essere nel condurlo per mano verso il mistero, nella capacità di servirsi della compresenza del bene e del male per fondare lì le ragioni del suo "credo".
    A chi si fa carico delle sue sofferenze interiori chiede una relazione umana fidabile, sicura, una relazione che porti tensione di vita e, soprattutto, la capacità di affrontare la parte oscura del male, quella che genera ansia e paura.

  • Il corpo assente Richiedi l'articolo

    L'approccio al malato mentale, se vuole essere di aiuto e quindi di cambiamento, non può che rivolgersi all'intero sistema mente-corpo con l'integrazione dei vari interventi (farmacologico, psicologico, corporeo).
    La vera difficoltà nel proporre un intervento sta nel fatto che il paziente possa riconoscerlo come fidabile.
    E' infatti necessario cercare la via di accesso più percorribile e più proficua per giungere alla persona e tener conto che fondamento della relazione di aiuto è l'alleanza terapeutica, basata su un rapporto empatico, in cui siano compresenti l'energia della mente e il calore del cuore.

  • Elogio della vita Richiedi l'articolo

    Un articolo di Aldo Cazzullo sul Corriere della sera offre lo spunto all'Autore per un elogio della vita.
    L'età senile è uno fra i più grandi doni della vita.
    Diventi vendemmiatore di tanti affetti coltivati con cura, riconosci il valore delle piccole cose, del silenzio, perché non vivi più l'urgenza dell'inderogabile e avverti ogni giorno, ogni istante come dono irripetibile. Come l'età adulta è figlia della nostra fanciullezza, così l'età senile è figlia dell'età adulta.
    Una delle poche realtà alle quali colui che scrive non si è mai rassegnato è il non vivere ogni istante che ci è donato, fosse di piacevolezza come di angoscia: la prima come fonte ineguagliabile di energia, la seconda come spinta a ritrovare il senso della vita.

  • Le nostre amiche emozioni Richiedi l'articolo

    Il nostro mondo emotivo è una delle nostre più grandi ricchezze. Un patrimonio che a volte crediamo di ben conoscere, ma che in realtà sovente ci sfugge in tutta la sua complessità e dal quale rischiamo di essere condotti, piuttosto che esserne i conduttori. Vengono posti in luce i dinamismi che sottendono a situazioni emotive, così da offrire l'opportunità di letture più vere, più autentiche e strumenti più adeguati per affrontarle, in noi e negli altri.

  • Il corpo presente Richiedi l'articolo

    Questo articolo è dedicato al maestro di judo Enrico d'Abbene, amico dell'Autore, che da molti anni svolge la sua attività con persone disabili.
    Scopo di questo scritto è mostrare come proprio il corpo, per persone affette da gravi deficit cognitivi, possa diventare un efficace strumento di comunicazione. Attraverso il corpo, gli allievi imparano a meglio riconoscere e a utilizzare le proprie risorse. Compito di colui che aiuta è quello di identificarsi con la persona in difficoltà e generare fiducia nel lavoro che stanno conducendo insieme.
    Un lavoro delicato in cui, in realtà, il problema maggiore è quello di far collaborare medici, psicologi, infermieri, assistenti sociosanitari, educatori e volontari che assistono la persona disabile e la sua famiglia. Comprendere i bisogni del paziente e le aspettative della sua famiglia è il presupposto per un'efficace integrazione degli interventi e per formulare un comune programma di trattamento.

  • Il valore della parola Richiedi l'articolo

    La parola manifesta lo stato emotivo di chi la pronuncia.
    La parola è strumento attraverso cui si esprime la relazione.
    La parola, se pensata, penetra e dà senso al fare.
    La parola è voce materna.
    Solo il silenzio dà voce al suo valore.
    Solo nel silenzio la parola può risuonare nel nostro emotivo e nutrirlo.

  • Il Super-io: un persecutore o un amico? Richiedi l'articolo

    Il Super Io è l'istanza della personalità di formazione più tardiva: se ne possono intravedere i primi segnali intorno all'ottavo, decimo mese di vita.
    Diversamente da quanto si pensa, la sua rigidità non dipende tanto da un'educazione severa, quanto dalla paura di perdere il consenso e l'affetto del genitore.
    Il Super Io genera il senso di colpa e qui vale un'attenta distinzione fra comportamenti realmente offensivi e rappresentazioni fantasmatiche distanti dalla realtà.
    Il Super Io si associa gradualmente alla costruzione dell'Ideale dell'Io, esito di un processo di identificazione con i genitori.
    Se questi modelli si presentano solidi e rassicuranti, allora il Super Io a poco a poco si trasforma da entità censoria in un importante alleato che guida e protegge l'Io nelle sue scelte e nei suoi comportamenti.
    E' così che un severo giudice può diventare un amico fidato

  • Autorevolezza, ovvero contenimento Richiedi l'articolo

    Molte persone, oggi, sono confuse, disorientate. Cercano di capire questo loro stato, segnato dall'incertezza, dalla paura di sbagliare.
    Questo scritto ha il compito di indicare per quali vie sia possibile migliorare la relazione fra chi educa e chi viene educato: la rinuncia a giudizi preformati, l'ascolto senza diaframmi protettivi, il contenimento inteso come accoglienza delle emozioni altrui, la necessità di identificarsi con l'altro, per comprenderlo, per entrare in empatia, per conoscerlo meglio, privilegiando l'incontro affettivo. Condizioni che pongono colui che attende aiuto in un atteggiamento di empatia e di fiducia nei confronti dell'interlocutore.
    Ne derivano quelle sensazioni di sicurezza e di stabilità emotiva e di pensiero che sono alla base di un comportamento autorevole.

  • Caro Alberto, cara Sonia Richiedi l'articolo

    In questo scritto l'autore si rivolge a un ragazzo e a una ragazza di 19 anni, cercando di mettersi nei loro panni, di pensare a quanto può passare nella loro mente nel tempo che precede la decisione di lasciare casa per motivi di studio o di lavoro, levando l'ancora.
    Il discorso si sviluppa toccando temi fondamentali: essere uomo oggi, essere donna oggi, la famiglia da cui si proviene, il mondo da cui ci si allontana, la solitudine, la libertà, l' autonomia, i bisogni, la scelta di vita, l'inserimento sociale, l'appartenenza, la decisione, il ritorno a casa.
    Pagine che cercano di approfondire queste tematiche, stimolando riflessioni e confronti, scritte con il cuore.

  • Lettera a un papà e a una mamma Richiedi l'articolo

    Questa lettera fa seguito a quella inviata agli ipotetici figli diciannovenni, Alberto e Sonia.
    E' l'occasione per una revisione di vita, per ricordare le tappe del nostro cammino, quello fatto e quello che avremmo voluto fare.
    L'Autore si sofferma su temi quali le origini, l'incontro, i coniugi, i genitori, l'oggi, il domani.
    Si sofferma anche su fantasia, sogno, illusione. Ci sia concesso di sognare che i nostri figli possano produrre un mondo, un domani migliore. Un domani che ha le sue radici nel passato, in ciò che abbiamo realizzato e che confidiamo siano capaci di costruire anche loro.

  • Regola e cuore Richiedi l'articolo

    Vengono prese in considerazione le due istituzioni portanti della società: la famiglia e la scuola.
    Si assiste al fatto che gli educatori tanto più ricorrono alla regola, quanto più avvertono insicurezza; tanto più ascoltano il cuore, quanto più hanno bisogno di consenso.
    E' importante uscire dalla dicotomia autoritarismo/permissivismo ed essere attenti alla situazione del sistema. Ovvero è importante saper cogliere, momento per momento, se in quella famiglia o in quella classe ci sia più bisogno di ritrovare una sicurezza forse perduta o un'affettività troppo assente.

  • A una ragazza, a un ragazzo, verso la vita adulta Richiedi l'articolo

    Quali i temi di riflessione importanti per una ragazza e un ragazzo che stanno spiccando il volo verso la vita adulta? Qui l'Autore si pone il problema di adolescenze che si prolungano con la compiacenza della famiglia e sul significato che ha oggi per un ragazzo seguire regole.
    Riflette sull'importanza per i giovani di stare con gli altri e sottolinea quanto sia fondamentale pensare prima di fare. Riconosce che potere e denaro non sono né un bene, né un male, ma mette in guardia dalla malversazione e dagli intrecci inestricabili del potere.
    Pone l'accento sull'importanza dell'appartenenza istituzionale, realizzata senza sacrificare se stessi né ledere gli altri e sottolinea, a proposito di affetti, come sia impossibile amare gli altri, se prima non si è amato realmente e profondamente se stessi.

  • Apprendere dal corpo: la diapausa embrionale Richiedi l'articolo

    La diapausa è una fase di arresto spontaneo dello sviluppo dell'embrione, osservato in alcuni animali, in cui l'organismo ferma la crescita, affinché il sistema biochimico possa ritrovare un suo equilibrio interno, così da consentire la ripresa del processo di crescita. Questa modalità permette di superare condizioni ambientali avverse e processi particolarmente impegnativi.
    La mente umana, mirando anch'essa al benessere finale, a fronte di situazione a rischio o potenzialmente conflittuali, dovrebbe decidere di fermare i suoi processi attraverso un armonico movimento di riflessione che consenta di ritrovare quello stato di omeostasi, di equilibrio interno, che condurrà alla ripresa dei movimenti di emancipazione e di maturazione.
    Perché si crei questa benefica alleanza fra mente e corpo, occorre che siano presenti due stati dell'anima che costituiscono il sottofondo emozionale portante: l'umiltà e l'amicizia.
    Amicizia per se stessi, fondamento essenziale per amare, per diventare amici dell'altro.

  • Il matrimonio: una rilettura Richiedi l'articolo

    Circa la metà dei matrimoni celebrati non proseguono.
    Fino a un paio di decenni fa il sistema normativo teneva unita la coppia. Al giorno d'oggi l'autorità ha perso di valore e, d'altronde Allora come si può cambiare?
    La rilettura consiste nel pensare di alimentare l'unione non con il contratto normativo, ma con il porlo come meta da raggiungere e con il percorso utile per raggiungerlo.

  • La famiglia, ruoli che cambiano Richiedi l'articolo

    Dopo alcune considerazioni sulla precarietà dello stato famigliare, oggi caratterizzato da un progressivo aumento delle separazioni e dei divorzi, vengono approfondite le conseguenze che ricadono sui figli di genitori che ricoprono ruoli sbilanciati. Figli chiamati dalla società moderna "bamboccioni" e di cui si comprende qui molto bene il retroscena, la costruzione stessa che non permette loro di varcare le mura domestiche.
    Si analizza la radice della formazione della coppia genitoriale per comprenderne il tipo di unione, ma soprattutto viene posto lo sguardo sull'iter atto a raggiungere il cambiamento.
    Da quanto esposto in questo scritto, si trae fiducia e la consapevolezza che migliorare lo stato di precarietà della famiglia odierna, con tutte le ripercussioni che porta sui figli e non solo su di essi, è possibile.

  • Fecondazione eterologa, il figlio della mente Richiedi l'articolo

    "Come e da quando questo figlio è nella Vostra mente ?"
    E' la domanda cruciale che si impone alla coppia che si trova nella situazione di 'inseminare' nella propria esistenza l'embrione che proviene da un'altra coppia.
    Qui entra inevitabilmente in gioco la storia di vita di due persone: vanno cercando un figlio che rinnovi il dono alla vita che loro stesse hanno ricevuto o cercano di compensare un dono non ricevuto, ma imposto ?
    Questo figlio che potrà giungere, non proprio, è un dono o una pretesa ?
    Siamo davanti a una continuità di vita o a un accanimento genitoriale ? a una legittima ricerca o a un movimento generato dall'insuccesso e dall'invidia ?

  • Sistemi primari e sistemi secondari: integrazione o preminenza? Richiedi l'articolo

    Definiamo la famiglia nella quale nasciamo e si sviluppa il nostro processo di crescita fino al raggiungimento dell'età adulta, come 'sistema primario', mentre 'sistema secondario' è la nuova famiglia che, diventati adulti, possiamo costruire. Considerato uno sviluppo sufficientemente normale che consente di transitare senza conflitti dall'uno all'altro 'sistema', viene presa in considerazione la situazione in cui i possibili aspetti deficitari e conflittuali della famiglia di origine ostacolano o rendono precaria, per il figlio, la costituzione di un nuovo 'sistema'. Di qui le due ipotesi: o dell'adattamento e della possibile cronicizzazione oppure dell'avvio di processi separativi, affettivi e fisici.
    Si prendono in considerazione gli aiuti che necessitano al figlio e, se lo accetta, alla famiglia di origine per far sì che il processo separativo diventi occasione di recupero e di crescita per lui stesso e di pacificazione per la famiglia originaria.

  • Aiutare? Richiedi l'articolo

    Affinché si possa instaurare un rapporto efficace, nell’offrire aiuto a una persona sofferente o in stato di bisogno, occorre prendere coscienza di alcuni aspetti fondamentali che tale tipo di rapporto presuppone. Dal come porsi rispetto a chi chiede aiuto, al come aiutare, all’eventuale coinvolgimento dei famigliari, alle possibili resistenze. Ingredienti indispensabili affinché la relazione possa permanere, nonostante gli inevitabili momenti difficili, sono la fiducia, la sicurezza, l’empatia.

  • Le mirabili vie della mente Richiedi l'articolo

    Il senso di fiducia e di sicurezza passa per vie inconsce dallo psicoterapeuta a una mamma e da lei alla sua bambina.
    L'articolo spiega come gli stati emotivi passino da paziente a terapeuta (transfert) e poi da terapeuta a paziente (controtransfert) estendendosi anche ai familiari.
    Una bambina fa un sogno in cui viene aggredita da un orso e in cui vede la madre venire in suo aiuto su indicazione dell'analista della madre stessa.
    Assistiamo al fatto che la fiducia della mamma in colui che la aiuta arriva a trasmettersi anche alla figlia.
    Il bene, (come anche il male), non finisce lì dove noi lo portiamo, ma si diffonde intorno a noi: è "epidemico".

  • Famiglia e Scuola: verso una nuova identità Richiedi l'articolo

    Quando, in una famiglia, chi la guida non assolve più al suo compito, avviene il fenomeno più scontato: i figli, i fratelli, sono disorientati.
    Quando, nella scuola, un allievo è in difficoltà, gli insegnanti ne addebitano le ragioni alla famiglia, i genitori ne addebitano le cause agli insegnanti.
    Dalle parti in conflitto ci si aspetta che emergano i rispettivi disagi e bisogni, non il rimbalzo di cause e responsabilità.
    E' necessario un processo di reale ascolto, di attenta lettura dei disagi e dei bisogni, che allontani il giudizio, ma che aiuti a pervenire alla comprensione del perché si siano prodotte certe situazioni.
    All'articolo è allegato un progetto operativo con l'obiettivo di sanare la conflittualità fra Scuola e Famiglia, per aiutare la crescita consapevole dei giovani.

  • Lettera a un giovane psicoterapeuta Richiedi l'articolo

    Questa 'lettera' è stata scritta da sette persone che hanno seguito un percorso di analisi personale e da un anziano psicoterapeuta.
    Cosa dicono queste sette persone:
    Valeria si aspetta un terapeuta che le permetta di "sentire " un'emozione senza spaventarsi
    Elisa: chiede di imparare a passare dalla mentalità "del fare" a quella "dell'essere", ad "andare incontro" anziché "contro" l'altro
    Mario rileva che i tempi dei cambiamenti della mente sono lunghi e conclude: non abbia fretta di raggiun¬gere il risultato
    Carolina: "chi si farà aiutare da te, ti ascolterà per ciò che dici, ti osserverà per ciò che fai, ma ti valuterà soprattutto per ciò che sei".
    Fiorella ammonisce: "accompagnare un paziente a cambiare identità, a cambiare pelle, mi creda, è facile solo a dirsi ..."
    Amedea afferma di essere riuscita a capire l'origine dell'insoddisfazione provata nella precedente esperienza di psicoterapia: la troppa distanza tra lei e il terapeuta
    Anna è molto esplicita: "Quando ho iniziato il mio lavoro, ho 'annusato ' il mio dottore, come si annusano le persone dopo che sei passato attraverso esperienze che Ti hanno fatto tanta paura"
    Il terapeuta di lungo corso assume alcuni fra i tanti temi che meritano considerazione in una 'lettera' di questo genere:
    la neutralità analitica, la sintonizzazione intenzionale, l'alleanza terapeutica, la dipendenza, la paura che può appartenere anche al terapeuta e non solo al paziente, il valore della parola, la seduzione e infine il problema dei confini fra soggettività e oggettività, cui si collega il binomio conflitto/deficit.

  • Oltre l’atomo Richiedi l'articolo

    Nucleare si/nucleare no: una delle molte dicotomie dei tempi nostri, che ha come esito lo schieramento dall'una o dall'altra parte, il sorgere di divisioni, conflitti, stati d'ansia, che si propagano come un'epidemia.
    Ci si appella alla scienza, alla ricerca di una verità che dia sicurezza.
    Tuttavia non è "l'assolutamente certo" bensì la flessibilità, il modificabile, che dà modo alla mente di poter addivenire a una verità sufficientemente vicina al reale e quindi plausibile, rassicurante.
    La dicotomia, la scissione, dividono, non risolvono.
    Allora, tornando al nucleare, perché invece di rincorrere il di più, non sviluppare la capacità di fruizione, di godimento dei beni. e dei servizi offerti?

  • Radiografia dell’uomo di potere Richiedi l'articolo

    Il potere è una delle modalità espressive della pulsione di vita che, nella crescita, si va differenziando, in libido e in aggressività.
    La libido ci porta all'avvicinamento, al contatto per trarne alimento, alla condivisione, al consenso, alla partecipazione.
    L'aggressività è la pulsione che ci aiuta a darci una nostra identità, a farci valere nel contesto umano, a coltivare la volontà, a perseguire con determinazione e continuità gli obiettivi che ci siamo proposti.
    In questo articolo, vengono delineate le principali caratteristiche dell'uomo di potere, sicuro, equilibrato, capace di governare innanzitutto se stesso.
    Vengono altresì evidenziati i rischi e le conseguenze quando, al contrario, ruoli di potere sono gestiti da persone insicure e vittime che, avendo sostanzialmente perduto il governo delle emozioni, proprie e altrui, non possono che diventarne dominati, anche se, apparentemente, padroni.

  • La via della pace Richiedi l'articolo

    La Guerra, evento storico fenomenico, è necessariamente visibile ed è cogente affrontarla.
    Lo stato conflittuale, ontogenico all'Essere, che vi sottosta e la prepara, è ben più difficilmente riconoscibile.
    E' nel tempo di pace che possiamo dare visibilità alla genesi del conflitto e farcene contenitori.

  • I meccanismi inesorabili della dittatura Richiedi l'articolo

    Comunemente si considera il dittatore una personalità forte, ma in realtà il suo bisogno di grandezza è dettato da una grande fragilità interiore che chiede di essere riscattata a tutti i costi. Il modo di agire di questi personaggi, pertanto, è simile: vittime di uno stato persecutivo, cercano di sconfiggere un nemico esterno senza rendersi conto che il nemico è interiore; ripetono esperienze fallimentari per l'impossibilità di trovare soluzioni alternative, fino al tragico epilogo del proprio annientamento. La fissità del pensiero non consente loro una gestione diversa del conflitto, mentre per una mente sana questa è occasione per fare appello all'intelligenza emotiva e trovare soluzioni alternative.

  • Violenza, perché? Richiedi l'articolo

    Quali sono le dinamiche mentali di una persona che agisce in modo violento, sadico, con sentimenti di odio?
    Una personalità fragile che non è stata nutrita da rapporti affettivi sani, cui sono mancati riferimenti stabili, sicuri, che ha vissuto conflitti, scene di violenza, sviluppa paura, impotenza, rancore e quindi odio. L'assumere il ruolo di aggressore è una modalità messa in atto dalla mente che non riesce a gestire gli esiti di una aggressione subita, al fine di sentirsi padrona della situazione.
    Ma è illusione pensare di risarcire la parte lesa in questo modo e la richiesta di un'azione compensativa si farà sentire sempre più forte. A questo punto un movente debole basterà a giustificare l'aggressore a scatenare la sua furia vendicativa. Quale aiuto si può dare a queste persone? Innanzitutto è necessario che prendano coscienza del processo che ha portato all'evento, perché la sola contenzione non è sufficiente. Hanno inoltre bisogno della presenza di qualcuno che li possa ascoltare, che possa farsi contenitore dei loro stati emotivi, di tutto l'odio e il rancore che portano dentro.

  • La paura di pensare Richiedi l'articolo

    Pensare, chiedersi il perché di certi comportamenti, fa paura.
    Pensare porta la mente a tener conto degli aspetti consci e inconsci del nostro agire. Ma andare incontro all'inconscio genera insicurezza. Pensare, conoscere, capire, portano al cambiamento che fa paura perché vissuto come perdita di parti di noi. La paura si supera grazie a un'immagine del "Sé" sufficientemente solida da poter sostenere il proprio pensiero.
    E' proprio dal pensare, e quindi dalla possibilità di governare, che si arricchisce il "Sé" di immagini buone, credibili, che restituiscono fiducia nella propria capacità di pensiero e rinforzano l'autorevolezza.

  • Relativismo: fra nichilismo e dogmatismo Richiedi l'articolo

    E' questo un articolo che esce dai nostri canoni tradizionali perché elaborato a più mani.
    Si sono presi in esame gli scritti di Emanuele Severino, di Claudio Magris e di Dario Antiseri e se ne è affidata la sintesi a tre studenti universitari.
    Piero Ferrero ha concluso con una riflessione su questo tema, letto in chiave psicodinamica.

    Di Emanuele Severino: sintesi a cura di Andrea Carluccio
    Anche il relativismo più puro, di fronte al divenire, ogni cosa muta , nasce e muore , non può che ammettere questa se pur assoluta verità.

    Di Claudio Magris: sintesi a cura di Edoardo Peretti
    Il relativismo non è la negazione della verità e della necessità della sua ricerca, ma un correttivo che impedisce di sentirsene possessori definitivi e perciò autorizzati ad imporla.

    Di Dario Antiseri: sintesi a cura di Alberto Malena
    In campo scientifico il fallibilismo è la via aurea che consente di evitare sia il dogmatismo sia l' arbitrio soggettivistico.
    Ma ci può essere un principio etico razionalmente fondato che valga per tutti ?
    No, perché i principi etici si fondano su scelte di coscienza.
    Pluralismo di valori: dunque scelta, libertà, responsabilità.

    Nota di Piero Ferrero
    Il relativismo non si identifica con l' assoluto dell'incertezza, ma con la ricerca di verità su cui possono poggiare fermezza di pensiero e principi di riferimento. Pensiero e principi possono mutare, ma permettono alla mente di trovare una via percorribile: la persona allora si mostra solida, ma non rigida; è autorevole, ma non autoritaria, capace di cambiamenti.

  • La sfida Richiedi l'articolo

    La sfida: figlia dell'istinto di morte, seduce, trascina, inebria, conferisce al fragile l'illusione della vittoria. Sfidante è proprio la parte debole che si avverte minacciata e vede la sfida come unica via possibile per riscattare tale fragilità.
    La conquista: figlia dell'istinto di vita, silenziosa, perseverante, tenace, conferma nel forte la sicurezza del percorso. Una via che conduce verso un "pieno", prima di tutto interiore, determinato dalla ricerca di unire, di erigere, di produrre crescita. E dunque dal ricavare soddisfazione e piacere proprio nel "contenere" l'avversario e l'avversità, non nel rigettarli, meno che mai nell'annientarli.
    L'avversione, la sventura si trasformano in materia ed energia utili per conquistare la meta.

  • Il sistema di valori, fra onnipotenza e realtà Richiedi l'articolo

    L'uomo ha bisogno di esprimere le proprie potenzialità attraverso mete personali e sociali concrete. Per questo necessità di un riferimento - un sistema di valori - che viene costruito da una parte della mente chiamata dal modello psicodinamico l'Ideale dell'Io.

    Due esempi aiutano a comprendere l'ipertrofia dell'Ideale e, per contro, il suo buon funzionamento. Il primo esempio è ispirato alla storia di un noto imprenditore italiano: un uomo ambizioso e spregiudicato che, travolto dal suo stesso successo, conclude la vita con il suicidio.
    Il secondo esempio è tratto da un fatto di cronaca del 2013, che vede una sconosciuta signora inglese avvicinarsi e parlare a un uomo affetto da gravi problemi mentali che ha appena commesso un cruento omicidio in mezzo alla strada. La prima storia mette in luce un persona la cui mente si è "via via involuta in una spirale onnipotentistica", che ha portato un brillante imprenditore a perdere drammaticamente il senso della realtà e del limite.
    Nella seconda situazione, agisce una donna con una mente equilibrata e flessibile. Una mente capace, pur in una situazione altamente critica, di convogliare le sue energie "nell'unica direzione realistica condivisibile: fermare la mano omicida e salvaguardare altre vite."

  • Verso un’etica nuova Richiedi l'articolo

    Non c'è più il Padre. I figli sono disorientati, si guardano intorno smarriti. Mancano i riferimenti riconosciuti e condivisi, garanzia di sicurezza.
    Nella famiglia, nella scuola, nella società attuale dilagano i conflitti. Le relazioni sono malate. Le parti si attribuiscono reciprocamente le colpe.
    Attaccare, giudicare e punire non fanno altro che portare lo sguardo sui sintomi, trascurando le cause. Proviamo a iniziare da una conversione di pensiero che aiuti a modificare il modo più usuale di leggere la realtà famigliare, sociale e politica, transitando dal binomio giudizio/colpa, al binomio comprensione/relazione.

  • L’adolescente e il computer Richiedi l'articolo

    L'articolo prende in considerazione il dilemma sull'utilità o meno delle nuove tecnologie di comunicazione e presenta inizialmente le varie prese di posizione.

    Si è poi cercato di mostrare come sia importante risalire alle fonti del fenomeno, in questo caso la realizzazione di nuovi strumenti di comunicazione, per rendersi conto come questa non sia l'obiettivo da raggiungere, semmai appunto uno strumento.
    Occorre modificare il nostro atteggiamento emotivo nella relazione con gli altri, perché così possa veramente essere appagante, perché non si riduca a mera comunicazione. Il recupero del contatto con le nostre emozioni consentirà anche di porsi nel modo più corretto per superare molti degli aspetti negativi dei nuovi strumenti di comunicazione. Il vero obiettivo è il ripristino della fiducia nell'altro.

  • Orientamenti, oggi Richiedi l'articolo

    L'excursus degli ultimi duemila anni di Storia conduce ad assistere a una profonda modificazione delle grandi religioni e dell'istituzione statuale che hanno cessato di essere, nell'epoca moderna, le roccaforti dei sistemi valoriali. Il dogma nella Teologia, il Monarca nell'organizzazione dello Stato non trovano più, generalmente, oggi, riconoscimento. L'uomo, dal 1800 ad oggi, va ricercando la sua nuova sicurezza, bene imprescindibile di vita, nella Scienza e nella Tecnica.
    Ma anche qui il mito della certezza assoluta si scopre nella sua precarietà.
    Dove, allora, l'Ideale dell'Io, ancoraggio sufficientemente credibile e fidabile per restituire sicurezza?
    La Conoscenza: la verità vi farà liberi.
    La Bellezza: la bellezza salverà il mondo.
    Forse, per queste vie, anche la Religione e lo Stato possono ritrovare dimensioni nuove, più credibili, più rassicuranti.

  • Il combattente e il disertore Richiedi l'articolo

    Una rivisitazione della rappresentazione del combattente e del disertore, nel 2014, a cento anni dall'inizio della Grande Guerra.
    Il combattente, all'annuncio delle ostilità: prima la paura, poi l'adesione all'Io ideale collettivo che erige un nuovo sistema valoriale che perviene al concetto di Patria e al personaggio politico che la rappresenta.
    Il ribaltamento normativo, per il quale uccidere diventa un dovere, non più reato.
    Il combattente raggiunge i campi di battaglia portando con sé non soltanto l'attrezzatura di cui l'Esercito lo ha dotato, ma, ben più, l'attrezzatura interiore del consenso famigliare e collettivo sociale.
    Il disertore: colui che interrompe il processo di integrazione fra l'Ideale dell'io collettivo e il Super-io individuale/famigliare: Dio non può comandarmi di uccidere.
    Di qui o la fuga, la paura di morire, la codardia o la costruzione di un nuovo sistema valoriale che, divenuto patrimonio di un collettivo nazionale, diventa istituzionale e quindi sostenibile e condivisibile.
    In realtà i nemici sono interni a noi: sono le nostre paure, i nostri fantasmi e ci sembra di non sapere come afferrarli e neutralizzarli.

  • L’Europa, questa adolescente Richiedi l'articolo

    A partire dai fatti di  Charlie Hebdo  possiamo ben osservare che gli estremisti islamici agiscono nell’assoluta convinzione di essere dalla parte del bene, di una proiezione divina non contrattabile.
    L’Europa, e con lei  i paesi occidentali, si stanno muovendo come adolescenti: “Tu attacchi me, dunque io mi legittimo ad attaccare te…”.   Così nascono le guerre.
    Questo avviene nei macrosistemi delle Nazioni, come nei microsistemi delle famiglie e dei luoghi di lavoro.
    Se ci poniamo sui livelli dei sistemi valoriali e del confronto, saremo sempre perdenti.
    Razionalità ed etica qui sono fuori gioco, dialogo o condanna risultano misure sintomatiche di breve effetto.
    In realtà è in gioco un processo di esito molto meno immediato, che richiede di guardare lungo e di non cercare soluzioni ad effetto.
    Un processo che richiede di trasformare la cultura del giudizio in cultura della conoscenza e soprattutto di quella conoscenza che raggiunge le aree subliminali della mente, individuali e collettive, dove realmente si maturano e si decidono gli eccidi, le guerre, i terrorismi.
    Un processo che penetri lentamente, ma tenacemente, nella Scuola, nella Politica, nel Pensiero parlato e stampato.

  • Radiografia dell’insensato Richiedi l'articolo

    L'autore si muove da due situazioni drammatiche di realtà, un comandante che porta la sua nave contro gli scogli provocando la morte di 38 persone e il pilota di un aereo che si scaglia con il suo aereo contro una montagna portando a morte tutti i passeggeri, l'equipaggio e se stesso.

    Di qui tre domande:
    - quali meccanismi coscienti e inconsci possono aver guidato le menti di queste due persone
    - quali motivi per cui medici consapevoli delle anomalie mentali di questi uomini non hanno segnalato preventivamente il rischio
    - quanta libertà di pensiero e di azione in queste menti ? E dunque, quale responsabilità ?

    L'articolo si sviluppa su questi tre interrogativi, ma soprattutto pone in evidenza modi di funzionamento della mente che appartengono a tutti noi e che, qui, si configurano primariamente nella trasmissione transgenerazionale e nella coazione ripetere.
    Partendo dal presupposto che conoscerli è via primaria per prevenire errori ed evitare danni a volte irreparabili.

  • Ebrei, un popolo senza pace Richiedi l'articolo

    Per la seconda volta, fra i nostri scritti, questo articolo compare a più mani: Gian Paolo Tongiorgi offre una panoramica storica, necessariamente sintetica, che ci mostra l'evoluzione del popolo ebraico dalla sua nascita fino ai giorni attuali: da Abramo all'esilio in Egitto, la formazione dei due Regni di Israele a Nord e di Giuda a Sud, l'esilio a Babilonia, l'occupazione romana, l'espulsione da Gerusalemme, il rifiorire delle Comunità ebraiche in Spagna,la nascita del Movimento sionista, la Shoah e finalmente la nascita dello Stato di Israele dopo la seconda Guerra mondiale. Piero Ferrero cerca di dare risposta alla domanda del perché tanta persecuzione e tanta instabilità per un intero popolo, per millenni .
    Dal microcosmo individuale che vede l'uomo migrante, al macrocosmo collettivo che vede un popolo senza pace: in entrambi le situazioni i movimenti del mondo inconscio, per lo più invisibile, ma attore protagonista.

  • Integrazione: cosa è? Richiedi l'articolo

    Immigrazione e integrazione non sono sinonimi: se la prima è fenomeno secolare, di movimentazione, la seconda appartiene a una realtà emotivo-sociale attuale.
    Se vero questo, allora non ha senso applicare la categoria del favorevole/contrario, ma piuttosto del possibile/non possibile.
    Integrare popolazioni significa avvicinare un sistema umano a un altro sistema umano, quindi avvicinare il razionale e l'irrazionale dei due sistemi.
    Per integrare primo passo è separare, operazione indispensabile per individuare con la maggior chiarezza possibile le differenze fra le due parti.
    E soprattutto ricordare che non esiste l'una parte migliore dell'altra, ma che sono diverse e al tempo stesso simmetriche. Se ci può essere paura, rabbia e resistenze dall'una parte è del tutto probabile che ci siano paura, rabbia e resistenze anche dall'altra parte.

  • Radiografia del foreign fighter, il combattente straniero Richiedi l'articolo

    Cerchiamo di tracciare il percorso interiore ipotetico, ma plausibile, di un occidentale che decide di lasciare l'Europa per entrare a far parte di un gruppo terroristico islamico.
    Utilizziamo come parametri gli aspetti genetico-costituzionali, le relazioni originarie della vita neo-infantile e i fattori ambientali in cui la persona viene a trovarsi nel corso della propria esistenza.
    Partiamo allora da una fragilità intellettiva ed emotiva che va ad incontrarsi ipoteticamente con un'educazione svalorizzante e destrutturante della personalità di un figlio in crescita. Ne risulta un'identità goffa, inetta che istiga alla rivendicazione.
    Matura lentamente l'idea di poter appartenere a un 'sistema' capace di realizzare la rivalsa, ancor più se sostenuta dall'adesione a un dio che mi protegge e mi assicura gloria eterna.
    Tessuto connettivo sottostante la paura.
    Ma la paura, si sa, è contagiosa e trasmissibile: più la si combatte e più l'Io si attrezza per controbatterla, in un processo senza fine.
    Unica via, affrontarla andandole incontro. Ma come ?
    Attraverso un ostinato, convinto processo di conoscenza.
    Conoscere l'altro, prima che giudicarlo e condannarlo.
    Conoscere la sua fragilità e la sua paura.

  • L'uomo, verso quale futuro? Richiedi l'articolo

    Questa relazione si muove su un parallelismo fra evoluzione storica e interpretazione psicodinamica.
    Dalla scissione fra i due grandi blocchi nel corso della Prima e della Seconda Guerra mondiale e della Guerra fredda, per giungere allo stato di pace (relativa) attuale. Assistiamo a un ridimensionamento dei riferimenti religiosi e patriottici e al diffondersi dell’aggressività in un quadro bellico extraeuropeo altamente frammentato, privo di un nemico definito e quindi più facilmente individuabile.
    Realtà che danno ragione di uno stato d’ansia cui si cerca rimedio attraverso l’agire e la costruzione sempre più estesa di relazioni virtuali di comunicazione. Questo conduce, per lo più inavvertitamente, a una grande bolla costituita dal vuoto relazionale affettivo e, per conseguenza, di identità, motivo per il crescere di un sempre più elevato livello di aggressività e di frammentazione.
    Di qui i due possibili percorsi: l’autodistruzione attraverso la Terza Guerra, universale e atomica, oppure l’emergere di un rinnovato Io ideale che si esprime nella Conoscenza e nella Bellezza, costruttivi di relazioni nuove e di espressività di amore.

  • Essere autentici Richiedi l'articolo

    Le basi dell’autenticità: il sentire interiore e la fiducia affettiva.
    Queste le vie nutritive essenziali per la mente.
    Possiamo rinunciarvi, ma è importante sapere che l’immagine è un illusionale che non nutre.
    Oppure possiamo farne il filo conduttore delle nostre relazioni, ma è importante sapere che il costo è alto.
    Essere autentici non è un obbligo, non risponde a un precetto, a una norma.
    E’ molto di più: è trovare il coraggio di dare senso alla propria vita, anche al costo di ritrovarci soli.
    Houellebecq: “Ogni passo in direzione della verità è anche un ulteriore approfondirsi della distanza tra sé e gli altri, una conferma della propria solitudine”.

  • Verso un'Europa reale Richiedi l'articolo

    La sequenza cronologica dei momenti che hanno condotto alla nascita dell’Unione europea, dal 1949 al 2013: dai sei Stati all’inizio, ai 28 (o 27 se si considera ufficialmente non più appartenente l’Inghilterra) Stati odierni.
    Ascoltiamo la voce di uno dei Padri fondatori, Alcide De Gasperi (Conferenza della Tavola rotonda, a Roma, 1953) e conduciamone un’analisi in chiave psicodinamica. Parla un uomo integerrimo, con riferimenti che si muovono fra l’Ideale e l’imperativo categorico.
    Di qui l’inizio di un processo, certamente condotto in totale buona fede, supportato da altri Grandi fondatori come Adenauer e Schuman, che a poco a poco, inavvertitamente, allontana dalla realtà oggettiva/soggettiva degli uomini che costituiscono il tessuto reale di questi 28 popoli.
    L’Io cede il passo all’emotivo, a ciò che si desidera, come avviene sovente nella vita delle persone, delle famiglie, dei microsistemi.
    Non ci si accorge che si è data vita a una Madre che non può nutrire e far crescere così tanti figli, riuniti in così poco tempo.
    Il rimedio.
    Trovare il coraggio di fermarsi, per comprendere. Ripartire da una base originaria, dove l’utile non implica ancora l’emotivo, men che mai l’affettivo e il solidale che hanno tempi di maturazione assai più lunghi.
    Utilizzare i metri della lungimiranza, della tessitura, a fronte di un’epoca che cerca il tutto e subito.
    Prima conoscersi, conoscersi bene e poi amarsi, per poter vivere insieme.

  • L'inconscio della terra Richiedi l'articolo

    La crosta terrestre come l’area inconscia del cervello: masse regolate da leggi ben precise le cui conseguenze però sfuggono ancora alla conoscenza di noi uomini, benché cerchiamo di appropriarcene.Cerchiamo di conoscere ma ne abbiamo paura al tempo stesso, come di tutto ciò che appartiene all’ignoto. Paura di entrare in contatto con quel punto in cui il sistema (la faglia terrestre come l’inconscio mentale) si frantuma, nel cosiddetto punto di rottura: cosa che per la mente può esprimersi nella deflagrazione psicotica, per la roccia terrestre nel terremoto. Situazioni in cui la paura cede il passo al bisogno di conoscenza e all’intervento di soccorso. L’emergenza dello stato di crisi consente, per un momento, che conoscenza ed emotività si incontrino: condizioni ottimali perché ci si appropri del fenomeno, si impari a prevenirlo e non solo a curarlo. Cessata l’emergenza, però, tutto si spegne e l’io cede nuovamente il passo alla paura e all’oblio. Perché questo non avvenga occorre che razionalità ed emozioni si mantengano unite: e dunque che i ‘ricostruttori’ delle aree distrutte (tecnici, amministratori) rimangano in stretto contatto con la gente che ha subito la perdita e ne tiene viva la memoria. Per sentire l’urgenza del desiderio di ritornare alla vita.

  • Essere e dover essere Richiedi l'articolo

    Questo articolo si propone di superare un’antica antitesi fra la concezione dell’essere e quella del dover essere, attraverso una lettura psicodinamica.
    Il bambino apprende lentamente la realtà del suo essere solo quando si incontra con lo stato di bisogno. E’ nell’attesa che la mamma intervenga a colmare la distanza fra lui che ha bisogno e lei che è in grado di soddisfarlo che il bambino sviluppa la sensazione di essere.
    Solo ad uno stadio successivo, quando il bambino assisterà al fatto che ciò che a lui dà piacere può invece dispiacere al genitore, nasce il conflitto fra emozioni e pulsioni contrastanti e dunque la necessità di porre dei confini e dei limiti.
    Lì si radicano le fondamenta della lex.                              
    Lì nasce il patto: io pongo un limite al mio Io e al mio piacere e Tu, in cambio, mi assicuri il Tuo consenso, la Tua protezione e anche il Tuo affetto (Klein).
    Va a Lacan il merito di aver posto accanto alla legge il desiderio che, per potersi esprimere e realizzare raggiungendo la mèta, ha bisogno della legge. Un godimento pulsionale illimitato e insaziabile risponde alla pulsione di morte e proprio per poter continuare ad esistere ha bisogno di un limite.
    A conclusione di questo lavoro una riflessione sul ‘comandamento dell’amore’ e un’attenzione a quell’istituzione che più incarna, nel periodo di formazione del futuro uomo, la necessità di integrare essere e dover essere: la Scuola.